Pride Month 2024, dagli Stonewall riots di New York ai giorni nostri

Da oggi, e per tutto il mese di giugno, il mondo festeggia il mese del Pride o, meglio, per essere precisi, il mese dell’orgoglio  della comunità LGBTQIA+

Come da copione ho già avuto modo di leggere  in rete dei commenti irripetibili su questo mese che sarà mese di festa ma soprattutto mese di elogio della diversità, di impegno civile, di condivisione e sostegno a tutti coloro che lottano affinché i loro diritti fondamentali vengano ottenuti e rispettati.

Siccome sono convinta che dietro queste affermazioni irripetibili ci sia soltanto tanta, tantissima ignoranza umana cercherò di raccontarvi un po’ di come sia nata questa ricorrenza, sia mai che i commentatori provino un po’ di vergogna per le loro affermazioni e soprattutto per i loro pensieri.

Dobbiamo andare un po’ indietro nel tempo e spostarci in un altro paese. Per l’esattezza dobbiamo andare nell’estate del 1969 e trasferirci a New York, quando ebbero luogo i famosi Stonewall Riots (moti di Stonewall).

Negli ultimi giorni di giugno del 1969, in un’America dove l’omosessualità era illegale in quasi tutti gli stati, la polizia fece irruzione allo Stonewall Inn, un bar del Greenwich Village di New York che fungeva da rifugio per la comunità gay, lesbica e transgender della città (a proposito, i locali dove la comunità gay si rifugiava erano sempre esistiti anche in altri paesi. Magari un giorno vi racconterò dei caffè letterari inglesi e francesi, hanno delle storie umane bellissime e tragiche allo stesso tempo).

All’epoca dunque i ristoranti e i bar potevano essere chiusi addirittura per avere dipendenti gay o servire clienti gay.  La maggior parte dei bar e dei club gay di New York del tempo (compreso lo Stonewall) erano gestiti dalla mafia, che secondo le cronache pagava poliziotti corrotti per guardare dall’altra parte e ricattava i ricchi clienti gay minacciandoli di farli fuori. Le incursioni della polizia in questi bar erano frequenti, ma in quella particolare notte i membri della comunità LGBTQ della città decisero di reagire, dando vita a una rivolta che avrebbe dato il via a una nuova era di resistenza e rivoluzione.

Sebbene il movimento per i diritti gay non iniziò a Stonewall, la rivolta del 1969 (che durò ben sei giorni) segnò un punto di svolta importantissimo che contribuì a far crescere sempre di più la consapevolezza che una ribellione contro i trattamenti discriminatori riservati alla comunità LGBTQ era doverosa e soprattutto necessaria.

In occasione del primo anniversario degli Stonewall Riots (quindi nel giugno 1970) gli attivisti gay di New York organizzarono la Christopher Street Liberation March per coronare la prima settimana celebrativa dell’orgoglio gay della città. Quando diverse centinaia di persone iniziarono a marciare lungo la 6th Avenue verso Central Park, i sostenitori della folla si unirono a loro. Era fatta. Il corteo si estese per circa 15 isolati, coinvolgendo migliaia di persone. Così, ispirati dall’esempio di New York, attivisti di altre città, tra cui Los Angeles, San Francisco, Boston e Chicago, organizzarono a loro volta celebrazioni dell’orgoglio gay.

La scintilla dell’attivismo nata in quella prima notte d’estate a Stonewall avrebbe in seguito alimentato i movimenti per i diritti gay in moltissimi paesi, tra cui Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Australia e Nuova Zelanda, diventando una forza duratura che sarebbe arrivata fino ai giorni nostri.

Il mese dell’orgoglio della comunità LGBTQ venne riconosciuto per la prima volta nel 1994, quando una coalizione di organizzazioni educative degli Stati Uniti designò il mese di ottobre come Mese della Storia LGBT.

Il governo federale americano riconobbe il mese per la prima volta nel 1999, quando il Presidente Clinton dichiarò il mese di giugno “Mese dell’orgoglio gay e lesbico”.

Nel 2009, il Presidente Obama dichiarò il mese di giugno “Mese dell’orgoglio LGBT” mentre Il 1° giugno 2021, il Presidente Biden dichiarò il mese di giugno “Mese dell’orgoglio LGBTQ”.

Nel nostro paese invece la prima manifestazione contro l’omofobia si tenne nel 1979 e il primo Pride ufficiale venne organizzato a Roma nel luglio del 1994.

Il mese de Pride in Italia non è purtroppo riconosciuto ufficialmente dalle istituzioni ma ormai sono moltissime le associazioni che organizzano durante il mese di giugno manifestazioni e cortei per celebrare la comunità alla quale appartengono.

Nel nostro paese, grazie all’impegno di moltissime associazioni, le parate si svolgono durante tutto il periodo estivo e in diverse città. Parate alle quali partecipano persone di qualsiasi orientamento sessuale (sì, il Pride non è a esclusiva partecipazione della comunità LGBTQIA+) che vogliono promuovere la bellezza di essere sé stessi rifiutando ogni forma di violenza e stigma sociale contro gli orientamenti sessuali diversi.

Un Pride è più di una semplice parata, è una manifestazione pubblica aperta a tutti per celebrare la diversità e promuovere l’affermazione dei diritti, visibilità e uguaglianza fra le persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale e dal loro modo di essere.

Un Pride non è una carnevalata come ho sentito spesso dire.

Un Pride è un forte momento di condivisione e unione che avrà senso di esistere fino a quando ci saranno paesi dove l’omosessualità è un reato, fino a quando l’orientamento sessuale sarà più importante rispetto al valore umano di una persona, fino a quando la libera espressione della propria sessualità verrà ridicolizzata o schernita, fino a quando l’ignoranza umana partorirà commenti aberranti come quelli di cui ho scritto a inizio articolo.

 

Caterina Falchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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