11 settembre 1973/11 settembre 2023

 

Per tutti quelli della mia età, l’11 settembre 1973 rappresenta una data importante, una di quelle che non si dimenticano, perché hanno contribuito alla nostra crescita, formazione e coscienza civile, all’amore per la democrazia e per le sue istituzioni.

Quel giorno, dopo mesi di tensioni sociali – fomentate in tutto il paese dagli Stati Uniti – contro il governo di Unidad Popular presieduto dal socialista Salvador Allende, i militari cileni misero in atto un tragico golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet.

L’immagine simbolo di quel giorno rimane il bombardamento del palazzo presidenziale, la Moneda, al cui interno Allende, allora unico presidente democraticamente eletto in tutto il Sud America, rimase al suo posto fino all’ultimo a guidare la resistenza contro i golpisti.

La repressione che seguì alla morte di Salvador Allende, messa in atto dai militari e dai loro istruttori americani, fu durissima, crudele e lunga 17 anni: campi di calcio trasformati in campi di concentramento e di tortura, sequestri e sparizione di 40 mila persone delle quali furono ritrovati solamente 2000 corpi, esilio per oltre 200 mila persone.

Dopo il golpe militare, in tutto il paese caserme, municipi, scuole, ospedali vennero trasformati in centri di detenzione.  Il rapporto della Commissione nazionale cilena sulla prigione politica e la tortura, del 2004/2005, indica l’esistenza di 1.132 di questi luoghi. Per la redazione del rapporto gli otto membri della commissione sentirono oltre 38.000 testimoni, più di 27.000 dei quali considerati diretti. Come non ricordare, fra le tante vittime ed esiliati, Pablo Neruda, Victor Jara, Antonio Skarmeta, gli Inti Illimani, Luis Sepulveda, che ha anche fatto parte del gruppo di difesa personale di Allende (Gap).

Quella enorme ferita, ancora non del tutto rimarginata nella società cilena, insegnò molto anche alle democrazie occidentali e a noi giovani militanti e dirigenti della sinistra storica di allora. Il Compromesso storico di Enrico Berlinguer prendeva spunto proprio da quella vicenda per chiedere un dialogo più stretto fra le maggiori forze democratiche e popolari dell’epoca nel nostro paese: quella cattolica, la socialista e la comunista.

Scrisse in merito Sepulveda: “I mille giorni di governo di Allende misero in luce che governare attraverso una rivoluzione pacifica non è un’utopia. E poi, che era possibile un’alleanza tra sinistra e cattolici: in Cile si sperimentò quel compromesso storico che Berlinguer lanciò in alcuni suoi scritti proprio a seguito del golpe”.

Ricordare oggi l’11 settembre di cinquant’anni fa e far conoscere l’esperienza democratica cilena di allora è fortemente significativo in un paese come il nostro, dove troppo spesso si dimentica oppure si distorce la storia che ci ha portato alla democrazia.

 

Paolo Polli

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