
Riceviamo da Franco Buttignon una riflessione personale in merito ai fatti successi a Genova in questi giorni
Non credo e non voglio dare lezioni ai vari gruppi di sinistra, partiti o movimenti sulla loro storia, sul loro background, su ciò che dovrebbe essere il ricordo e le loro radici dalle quali sono nati con il sacrificio di molti.
Non credo sia utile citare testi letterari, ormai stantii, o canzoni o opere pittoriche, o film che ricordino il significato ed il perché della nascita del movimento operaio sul territorio italiano dalla fine dell’800.
Non credo sia necessario ricordare quanto la classe operaia si sia spesa, ed abbia sofferto pagando un grosso tributo, per difendere il Paese e le loro fabbriche ed i loro territori, che ormai vengono messi al bando per logiche di interesse personali e politici contrari alla Carta Costituzionale.
Ciò che mi lascia perplesso ed attonito è il fatto che non si riesca a fare una seria analisi, a Monfalcone, tra chi si ritiene di sinistra ed il movimento sindacale, su quanto stia succedendo nel territorio ligure e non si sia capaci di leggere la lotta dei lavoratori in atto e dare loro un minimo aiuto solidale tramite un volantino o un comunicato congiunto verso la classe operaia ligure.
Mi rammarico dell’apatia sinistroide di coloro che dovrebbero sventolare ,in solidarietà, le loro bandiere a difesa del DIRITTO e della DIGNITA’ del LAVORO verso gli operai dell’ILVA, dell’ ANSALDO e FINCANTIERI e tutto l’indotto ligure che stanno perdendo il loro posto di lavoro, ostacolati nelle loro proteste da altri operai che operano nei reparti della Polizia di Stato o Carabinieri comandati da un Governo destrorso che nulla sta facendo per redimere tale situazione che potrebbe portare naturali conseguenze pure a Monfalcone.
Credo che non si voglia capire e che viga un silenzio assenso – da far paura – per non andare a disturbare il manovratore; sono sempre più convinto che non si voglia riprendere la strada in cui un operaio col “terlis” sedeva tra gli scranni comunali e Regionali portando la voce di chi lavora in fabbrica tra la ruggine e l’amianto.
Ormai anche la politica è diventata una fabbrica ove si aspetta il 27 e l’età pensionabile mentre fuori la gente soffre e non arriva a fine mese e perde il posto di lavoro.
Franco Buttignon
