Pillole di insuccessi – Promesse e realtà: il fallimento del modello leghista

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Pillole di insuccessi
Promesse e realtà: il fallimento del modello leghista

Dopo nove anni di amministrazione leghista, è tempo di verificare gli obiettivi raggiunti.
Sfogliando i programmi e i volantini elettorali del centrodestra monfalconese, notiamo che sia nel 2016 che nel 2025 erano ricchi di promesse. Ma la realtà che i cittadini di Monfalcone vivono ogni giorno racconta una storia ben diversa. Una città si giudica dalla qualità della vita, dalla solidità dei servizi, dalle opportunità per i giovani e dalla capacità di guardare al futuro. E su questi fronti, il divario tra propaganda e realtà è netto.
Ma andiamo (sinteticamente) per punti.

Sanità
L’amministrazione aveva promesso un potenziamento dei servizi, persino l’arrivo di un’auto medica, che però non si è mai vista. Nel frattempo, Monfalcone continua a soffrire la cronica mancanza di medici di base, mentre l’ospedale è in condizioni sempre più difficili: organici ridotti, tempi d’attesa che si allungano, cittadini costretti a sperimentare quotidianamente le carenze del sistema sanitario. Dobbiamo dire, per amor di verità, che queste responsabilità competono alla Regione, ma di conseguenza dobbiamo anche precisare due cose. La prima è che la regione è governata dalle stesse forze politiche con cui l’amministrazione comunale si vanta di avere stretti rapporti di collaborazione. La seconda è che, se non sono competenze comunali, perché farne strumento di propaganda elettorale?

Politiche sociali, giovani e famiglie
La retorica della “città solidale” si è infranta contro una gestione discriminatoria, soprattutto nei confronti delle comunità straniere e in particolare di quella bengalese, trattata come un problema anziché come una risorsa. Sul fronte educativo, il fallimento è ancora più evidente: posti insufficienti nelle scuole dell’infanzia e persino tentativi di mandare i bambini nei comuni vicini.
Monfalcone, inoltre, non offre prospettive ai giovani. I dati parlano chiaro: reddito pro capite tra i più bassi della regione e indice di vulnerabilità sociale e materiale che la colloca al secondo posto peggiore in Friuli Venezia Giulia. Non stupisce che tanti ragazzi scelgano di andarsene, cercando altrove un futuro che qui non trovano.

Casa e politiche abitative
Anche sul tema della casa le promesse non hanno trovato riscontro. L’unico intervento significativo è stato il recupero degli appartamenti di Casa Mazzoli, ma con un regolamento talmente restrittivo da impedire inizialmente perfino l’assegnazione degli alloggi, tanto da dover essere corretto in corsa. Nel frattempo, nessuna vera politica di edilizia sociale è stata introdotta da questa amministrazione.

Sicurezza e decoro
La parola d’ordine “sicurezza” si è tradotta solo in telecamere e multe. Dietro la facciata, però, la realtà è ben diversa: la Polizia Locale è in stato di agitazione, ha proclamato scioperi e molti agenti hanno chiesto il trasferimento pur di non rimanere a Monfalcone. Intanto il “decoro” è diventato sinonimo di esclusione e discriminazione, più che di coesione e vivibilità.

Ambiente e sostenibilità
Sul fronte ambientale, le promesse di una “città green” si sono ridotte a piantumazioni di fiori e qualche campagna d’immagine. La battaglia contro i combustibili fossili è stata clamorosamente persa: la centrale verrà convertita a metano, un combustibile fossile che condannerà Monfalcone a trent’anni di produzione inquinante, con l’aggiunta di un nuovo metanodotto altamente impattante. La sostenibilità, nella sua declinazione moderna, quella ESG per intenderci, è rimasta solo uno slogan.

Innovazione e città smart
La città “intelligente” è rimasta sulla carta. Nessuna tecnologia smart adottata per la gestione urbana, né per la mobilità, né per i rifiuti, né per i servizi. Anche la raccolta differenziata rimane sotto gli standard regionali. Mentre altre città sperimentano soluzioni innovative, Monfalcone è rimasta ferma.

Economia e lavoro
Il rilancio delle microimprese e la diversificazione economica erano parole chiave dei programmi. La realtà è opposta: piccole attività e commercio di vicinato sono in ginocchio, con chiusure a decine e serrande abbassate in centro.
I rapporti con Fincantieri, vero cuore economico della città, sono oggi al minimo storico, nonostante la Lega governi Monfalcone da nove anni, la Regione da otto e lo Stato attraverso il Ministero dell’Economia – azionista di maggioranza di Fincantieri – guidato da un ministro dello stesso partito. Nessun risultato concreto, nessuna reale ricaduta positiva.
I distretti della nautica e il turismo, poi, sono elementi di pura propaganda, non perché non siano di interesse e da valorizzare, ma perché già ampiamente presenti (il primo) e soggetto alle dinamiche dei soggiorni lavorativi indotti dalla grande fabbrica (il secondo). La crocieristica, che era stata sbandierata come elemento risolutivo, è sparita dai radar, visto che derivava esclusivamente da alcune emergenze degli scali abituali (ricordiamo alcune affermazioni assurdamente trionfalistiche: “porterà 4000 posti di lavoro”).

Commercio e vivibilità urbana
Il centro, nonostante milioni di euro spesi per rifare piazze, organizzare eventi e installare portali dell’arte di dubbio gusto, si è svuotato ed è oggi sostanzialmente desertificato. Le attività di vicinato chiudono o si trasferiscono altrove, mentre Marina Julia, dove si è pur investito, resta priva del rilancio annunciato essendo frequentata esclusivamente da turisti giornalieri (con l’eccezione degli investimenti privati come campeggi e marine). Le misure spot, come l’esenzione di tasse o i mercatini settimanali, non hanno inciso in modo sistemico.
Cultura, associazionismo e partecipazione
La promessa di valorizzare le associazioni e la cultura si è trasformata in controllo e limitazioni. Molte associazioni hanno denunciato pressioni politiche, con richieste di “patti di fedeltà” per poter accedere ai contributi. I rioni sono stati privati di autonomia attraverso regolamenti che hanno subordinato la loro attività all’amministrazione. La vita culturale si è appiattita su eventi autoreferenziali, tra presentazioni di saggi autopromozionali e celebrazioni dannunziane, mentre il pluralismo è stato soffocato.

L’immigrazione, cavallo di battaglia fallito
Il mantra del “basta stranieri” è stato agitato per anni come principale bandiera politica. Ma i numeri dicono il contrario: sotto questa amministrazione, la popolazione straniera residente a Monfalcone è più che raddoppiata. Un fallimento clamoroso delle stesse promesse utilizzate per dividere la città.
Relativamente al programma 2022, meriterebbero un commento specifico i paragrafi “per una città solidale” (argomento dimostratosi uno dei più clamorosi fallimenti delle politiche sociali) e “i luoghi di culto” (che tratta esclusivamente le chiese cattoliche) … ci saranno altre occasioni.

Conclusione
Questo è il vero bilancio: tante promesse, pochi risultati concreti. Indubbiamente si sono avviati e conclusi diversi cantieri, ma va anche detto che le opere pubbliche realizzate devono molto più ai fondi straordinari arrivati dall’Europa (PNRR), dallo Stato e dalla Regione, al superamento del patto di stabilità e al nuovo codice degli appalti, che alla visione dell’amministrazione.
Ma una città non vive solo di marciapiedi rifatti o di rotonde inaugurate. Vive di servizi, di coesione sociale, di opportunità per i giovani, di sostenibilità ambientale, di pluralismo culturale. E proprio su questi fronti, Monfalcone ha perso anni preziosi.
Davide Strukelj

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