
In ogni città, prima o poi, arriva il momento in cui si avverte la necessità di fermarsi e guardare in faccia la realtà, anche quando è scomoda.
Noi, nel nostro piccolo, con Il Monfalconese abbiamo fatto esattamente questo. Abbiamo cercato di smascherare narrazioni di comodo, abbiamo evidenziato le crepe dietro l’intonaco, messo a nudo la pochezza dietro alla propaganda. Ma la critica, se resta fine a sé stessa, si trasforma in sterile esercizio intellettuale. Serve, certo, ma non basta.
È arrivato il momento di compiere il passo successivo: costruire.
Sappiamo bene che costruire una città diversa, più giusta, più viva, più umana, non può e non deve essere un gesto retorico, ma una precisa scelta politica. E, come ogni costruzione solida, anche questa decisione ha bisogno di fondamenta robuste. Le fondamenta sono quelle idee e quei valori che in questi anni abbiamo raccolto parlando con le persone. Quelle stesse idee che oggi trovano voce nel nostro Manifesto per la Monfalcone del Futuro, perché ogni critica, se onesta, porta in sé anche una proposta, così come ogni divergenza consapevole, se non è seguita da un’idea di rinascita, si trasforma in arido deserto.
Per troppo tempo la nostra città è stata bloccata in una logica di emergenza continua. Un perenne allarme, spesso inventato, che ha tolto ossigeno alla speranza e disilluso le persone rispetto a una visione di futuro. È ora di rompere questo incantesimo.
Il tempo delle critiche è stato utile per capire cosa non funziona, e sia beninteso: continueremo a criticare tutto ciò che a nostro parere non funzione. Ma deve iniziare anche un tempo delle scelte. Servono visioni, strumenti e progetti. Serve un patto tra persone che, pur nelle differenze, credono ancora nel valore del bene comune. Serve una politica che non viva di slogan, ma di soluzioni. Serve immaginare una Monfalcone che sappia investire sui giovani, che scelga l’inclusione come forza, che metta la cultura al centro, che affronti con serietà le sfide ambientali e sociali. E soprattutto serve il coraggio di abbandonare la logica della rassegnazione.
Abbiamo fatto un passo indietro. Ora dobbiamo farne due avanti. Con responsabilità. Con concretezza. Con quella determinazione che nasce solo quando si è toccato il fondo e si decide che non si può più restare lì.
Non abbiamo bisogno di altri nemici da combattere. Abbiamo bisogno di un progetto da costruire insieme.
La Redazione
