
Forse in mezzo c’erano anche provocatori, ma quelli fanno un altro mestiere. L’importantissima manifestazione, anche se poco partecipata, a sostegno di Gaza, finisce sul giornale per l’episodio di stupida ignoranza manifestata con la violenza, per fortuna solo verbale, ma sempre violenza è, agita contro un giornalista che tutti noi conosciamo, Maurizio Mervar.
Un giornalista che, armato di taccuino, penna e pesante videocamera, incontriamo spesso in città, dedito al suo lavoro. Non un giornalista con fonico, cine-operatore al seguito, autista e truccatore, tutt’altro, un uomo che, mentre cambia la giacca per adeguarsi al momento e al luogo, ti sorride e si carica dei suoi strumenti di testimonianza. Una specie di “artigiano” esperto del suo lavoro di cui conosce la fatica e la delicatezza, che lo trasforma in un valido professionista della notizia.
Può piacere o meno il giornale per cui lavora, ma senza dubbio lui ha sempre dimostrato la sua professionalità e la dedizione al valore oggettivo delle notizie.
Possiamo anche tentare di capire perché certe persone agiscano con violenza, da dove nasca questa violenza, cosa pensino di ottenere.
Una violenza, pur se verbale, a mio parere scaturisce dal senso di impotenza rispetto a problemi che angustiano l’animo di chi agisce con violenza. Un’impotenza che sembra irrisolvibile, rendendo irrisolvibili anche i temi che non riusciamo a risolvere.
Ma c’è anche l’ipotesi che, forse, ignoriamo, ovvero siamo ignoranti rispetto a, possibili soluzioni; questa ignoranza è un handicap che non possiamo tollerare (l’handicap culturale); ecco quindi che la violenza, soluzione semplice, sembra risolvere due cose: il superamento del gap cognitivo e l’impotenza causata da un potere che ci manca, il potere della conoscenza.
L’impotenza frustra il proprio io e proprio la frustrazione è la causa delle risposte violente; violenti, impotenti, frustrati, una composizione distruttiva di soggetti pericolosi per una comunità. Una comunità che si “muove” con chiarezza ideale non può accettare di avere al suo interno fenomeni distruttivi del genere. L’aggressione al giornalista ha messo in secondo piano il giusto tema della manifestazione: che la responsabilità ricada sulle spalle di questi facinorosi, ignoranti, impotenti, frustrati (di cui sopra).
Altre sono le lotte di Liberazione, altri sono gli attori di quelle lotte, altri sono i responsabili da giudicare secondo giustizia, del genocidio a Gaza, delle disinformazioni sistematiche, del male che serpeggia nelle comunità.
Poiché io desidero appartenere a una comunità pacifica e pacifista, capace di reagire e ottenere giustizia, capace di convincere, con il dialogo, della validità dei suoi principi, io per primo controllo la mia rabbia, curo la mia impotenza studiando e confrontandomi, non cedo alla frustrazione.
Come? Chiederete voi.
Leggendo, sostenendo e diffondendo gli ideali progressisti de Il Monfalconese!
Fabio Marchiò
