
Come riportato dai quotidiani già da tempo, la collaborazione tra il sottosegretario all’Interno leghista Molteni e alcuni amministratori ed ex amministratori leghisti di Monfalcone, ha prodotto una serie di norme repressive nei confronti degli immigrati, che sarebbero in procinto di approdare in Parlamento all’interno di un disegno di legge contenente diversi provvedimenti in materia di “sicurezza”.
Tra i provvedimenti noti figurano:
- la limitazione dei ricongiungimenti familiari al solo coniuge e ai figli minori, con l’esclusione quindi dei figli maggiorenni;
- la modifica della Legge Reale in senso più restrittivo, eliminando il termine del “giustificato motivo”, in particolare per quanto riguarda le velature come burqa e niqab;
- interventi sul reddito minimo richiesto per l’accesso al patrocinio legale gratuito;
- misure non meglio definite relative alla possibilità per gli immigrati di inviare parte del proprio stipendio alle famiglie rimaste in patria;
- il trasferimento delle competenze sugli immigrati minori non accompagnati dai Tribunali per i minori alle Prefetture.
Questo pacchetto di norme, in parte destinato a un decreto-legge e in parte inserito all’interno di un disegno di legge, ha preso il nome di “Pacchetto Monfalcone”, e la stampa locale ha già definito Monfalcone come “la palestra legislativa del governo Meloni”.
Tralasciando in questa sede le competenze normative e i giudizi sul metodo e sul merito con cui il Governo nazionale intende affrontare i presunti temi della “sicurezza”, l’Associazione dei Progressisti di Monfalcone desidera esprimere la propria forte perplessità e il proprio dissenso rispetto al comportamento di amministratori locali che, invece di occuparsi del proprio territorio, si sono prestati a ridurre la città di Monfalcone a laboratorio per le mire propagandistiche di esponenti politici di livello locale e nazionale.
Essi hanno accettato di sacrificare Monfalcone e i suoi abitanti al ruolo di laboratorio sociale.
Dal punto di vista etico appare quantomeno molto discutibile intervenire in modo drasticamente mutilatorio sui ricongiungimenti familiari, limitandoli ai soli figli minorenni, quando nella nostra società è normale avere figli conviventi anche oltre i trent’anni di età.
Appare inoltre fortemente ingiusto, e anche molto contraddittorio nel contesto attuale, penalizzare fiscalmente gli immigrati che inviano parte del proprio stipendio nel paese di origine per sostenere le proprie famiglie.
Il divieto assoluto di utilizzare burqa e niqab, invece di avere l’effetto di “liberare” le donne musulmane, rischia di produrre l’effetto opposto, costringendole e confinandole in casa.
Dal punto di vista pratico, tutti i comportamenti persecutori nei confronti delle comunità immigrate di religione musulmana che hanno fatto da preparazione e studio al confezionamento di questi provvedimenti hanno avuto l’effetto di creare fratture e tensioni sociali e di peggiorare concretamente la qualità della vita di tutti i cittadini, ai soli fini di propaganda politica, senza alcun vantaggio per la popolazione di Monfalcone, immigrata e non, ma solo per alcuni esponenti politici.
Inoltre, il fatto che una legge repressiva nei confronti degli immigrati porti il nome di “Pacchetto Monfalcone”, comunque la si pensi, è degradante per la città, perché rappresenta le convinzioni di una sola parte politica ma coinvolge tutti i monfalconesi.
Ciò comporta inoltre una ricaduta fortemente negativa sull’immagine della città, anche sotto il profilo turistico e commerciale.
In ultima analisi, vanno censurate senza appello queste operazioni di ingegneria sociale volute da alcuni politici per mera convenienza, nella totale indifferenza verso le ripercussioni sociali ed economiche che esse producono sulla città.
Progressisti per Monfalcone
