Per una riforma della legislazione d’appalto – gli articoli dal numero di ottobre de Il Monfalconese

Scrivo a pochi giorni di distanza dall’ultimo infortunio in Fincantieri.
Anche stavolta il mondo politico locale è uscito con le consuete e inutili esternazioni: a Destra in modo surreale l’europarlamentare invoca da nove anni (nei primi sette da sindaco) un nuovo modello produttivo mentre ha da tre anni a casa sua (Lega) il Ministro dell’economia, Giorgetti, che è l’esponente governativo cui Fincantieri risponde e che non è mai stato pubblicamente coinvolto (essenzialmente su appalti e flussi migratori).
Nondimeno il Centrosinistra invoca i soliti “tavoli” locali dove non si incide a fondo sul livello strutturale. Infatti questo nodo strutturale basilare (appalti) della cantieristica/crocieristica, assieme al secondo ovvero le politiche migratorie, si può positivamente sciogliere solo a Roma, formalmente a livello parlamentare, praticamente a livello governativo.
Data la crescita esponenziale nello stabilimento di Panzano del cosiddetto “outsourcing” (esternalizzazione del lavoro), va favorito un adeguamento della normativa per quanto riguarda i trattamenti economici e previdenziali e per il rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro. In senso generale infatti il trattamento economico e normativo dei lavoratori che operano in regime di appalto e subappalto dovrà diventare oggetto di una migliore regolamentazione da parte del Legislatore.
Si avanza perciò la seguente proposta, concreta e innovativa. Dopo l’art. 3 della legge 23/10/1960 si inserisca il seguente dispositivo: “gli imprenditori del settore dell’industria cantieristica e armatoriale, che appaltano opere e servizi anche per fasi produttive eterogenee rispetto a quelle gestite direttamente da eseguire con organizzazione e gestione propria dell’appaltatore, italiano o straniero, impiegando manodopera non omogenea per categorie, qualifiche e mansioni, con quella normalmente impiegata dall’impresa, sono tenuti in solido con quest’ultima a corrispondere ai lavoratori un trattamento minimo inderogabile retributivo e ad assicurare un trattamento normativo non inferiore a quelli risultanti dai contratti collettivi nazionali di lavoro della categoria e della contrattazione di secondo livello. I suddetti imprenditori sono altresì tenuti in solido con l’appaltatore italiano o straniero, che utilizzi subappalti, a corrispondere ai lavoratori dipendenti delle imprese subappaltatrici, italiane e straniere, i trattamenti di cui al primo comma dell’art. 3, nonché al rispetto di quanto disposto dall’art. 7 del decreto legislativo 19 settembre 1994, 626, e successive modificazioni (art. 2)”.
Gli attori di tale azione strategica sotto il profilo legislativo sono i parlamentari (in collaborazione con gli Enti locali e le Organizzazioni sindacali del territorio) di concerto con la Regione autonoma, avendo il Friuli Venezia Giulia in capo la potestà sulle politiche del lavoro. Vediamo se c’è qualche “alta” interlocuzione, altrimenti sono le solite esternazioni di maniera che si sentono a partire dalla fine degli anni Novanta.
Fabio DelBello

 

 

Torna in alto