
Ho iniziato a frequentare la scuola elementare nel 1964. Abitavo nei pressi di Largo Anconetta, non distante dalla Duca D’Aosta. Si andava a scuola a piedi, quasi mai accompagnati, con indosso un grembiule bianco con fiocco azzurro. La scuola aveva due entrate, una per i maschi e una per le femmine. La mia classe era al primo piano, o forse nei primi due anni al piano terra.
A volte la maestra ci portava in un’aula nella parte maschile a vedere dei filmati. Attraversando il lungo corridoio che divideva le due ali della scuola, proprio all’inizio sulla sinistra, si intravedeva un’aula piccola, lunga e stretta, con una sola fila di banchi allineati e pochi scolari. Non era come le nostre aule, grandi, luminose, con tanti banchi. Quella era la cosiddetta “aula delle differenziali”.
Io, bambina curiosa ma timorosa, ogni volta che passavo davanti a quell’aula sbirciavo dentro e provavo un senso di disagio inspiegabile. Ci era stato detto, non so esattamente con quali parole, che lì c’erano degli alunni che avevano difficoltà di apprendimento (che noi bambini pensavamo “poco normali”).
L’aula delle “differenziali” è una delle cose che ricordo con grande chiarezza e mi sono sempre chiesta perché il mio ricordo vada sempre a quei compagni di scuola.
Ora son passati moltissimi anni, eppure dopo i recenti episodi che hanno coinvolto la mia scuola elementare, così continuo a chiamarla, mi chiedo quanto sia importante per il futuro di uno studente iniziare bene sin dalla prima elementare. Sì, perché elementare significa imparare le nozioni fondamentali (elementari) come l’italiano, la matematica, la scienza, con l’obiettivo primario di fornire le basi dell’alfabetizzazione e dell’apprendimento. Eppure, sembra che, a distanza di tantissimi anni, quando dai per scontato che tutto si è evoluto in campo scolastico, che maschi e femmine non sono più divisi, che i grembiuli non ci sono più, che neanche la classe differenziale esiste più, che gli insegnanti sono più di uno, che il numero degli alunni per classe è dimezzato, insomma, che tutto sia cambiato, rimane sempre quell’immagine, riferita a bambini un po’ diversi che forse, fossero nati in questi anni, avrebbero trovato posto in una delle tante classi di “normali”. Ora i bimbi della Duca D’Aosta non passano davanti all’aula piccolina sulla sinistra del piano terra, ora i bimbi imparano le basi elementari a cui si sono aggiunti altri elementi di base, quali altre lingue o altre forme di comunicazione, e spero che loro non conservino neanche un piccolo ricordo della scuola che hanno frequentato come un luogo dove qualcosa era “differente” o che delle decisioni politiche non vadano a interferire con il ruolo importantissimo della scolarizzazione.
• Le classi differenziali, assieme alle scuole speciali, sono state abolite in Italia con la Legge 517/77.
Franca Zanolla
